Il castello normanno svevo di Bisceglei: ricomposizione e restauro digitale dei prospetti

 

 

Nicola Milella, Marina Zonno

CNR- Istituto per le Tecnologie della Costruzione

 

nicola.milella@itc.cnr.it

marina.zonno@itc.cnr.it

 

 

Parole Chiave:

rilievo fotogrammetrico, rappresentazione digitale, ortofoto digitali, progettazione virtuale, restauro  virtuale

 

 

Abstract

 

Il castello normanno svevo di Bisceglie, in provincia di Bari, non ha goduto di grande interesse da parte degli studiosi, anche a causa dell’abbandono in cui versava sino a qualche anno fa e dell’utilizzo improprio di molte delle sue strutture. I restauri parziali, portati avanti dalla Soprintendenza ai Monumenti di Puglia, hanno svelato la ricchezza dell’organismo architettonico ed in particolare della chiesa medioevale di San Giovanni in castrum, inglobata nella torre nord-est e del contiguo prospetto del Palatium angioino.

In particolare, questo secondo manufatto, è quello che presenta maggiori problemi progettuali, per la presenza sul prospetto di una “lacuna” di vaste proporzioni la cui integrazione è fondamentale nell’ambito di una riutilizzazione dell’intero complesso.

Il presente contributo sviluppa il tema dell’utilizzo delle ortofoto digitali, da prese fotogrammetriche non convenzionali, come supporto per la progettazione di interventi virtuali di restauro.

Le ortofoto digitali, opportunamente modificate ed elaborate, mostrano in anteprima il risultato che si otterrà a completamento dell’intervento progettato.

Notizie storiche:

Il castello normanno svevo di Bisceglie, in provincia di Bari, non ha goduto di grande interesse da parte degli studiosi, anche a causa dell'abbandono in cui versava sino a qualche anno fa e dell'utilizzo improprio di molte delle sue strutture. I restauri parziali, portati avanti dalla Soprintendenza ai Monumenti di Puglia, hanno svelato la ricchezza dell'organismo architettonico ed in particolare della chiesa medioevale di San Giovanni in castrum, inglobata nella torre nord-est e del contiguo prospetto del Palatium angioino oggetto di questo studio. Gli storici locali datano al 1050 l'inizio della sua costruzione, che nella originaria impostazione era costituita dal solo torrione maestro, alto ventiquattro metri. Successivamente in epoca federiciana, il torrione maestro venne integrato in un sistema difensivo più complesso, costituito da un recinto fortificato quadrangolare munito da quattro torri agli angoli e circondato da un fossato. E' utile tuttavia ricordare che nell'Elenco delle case e dei castelli di Federico II in Terra di Bari (1241-1246) non vi è alcun riferimento al Castello di Bisceglie, mentre importanti interventi di ampliamento sono documentati durante il periodo angioino: lo stemma di Carlo I d'Angiò coronava la porta d'accesso della torre ovest, inoltre l'iscrizione "PETRUS DE BARO ME FECIT", incisa sulla ghiera del portale ogivale del Palatium, indicherebbe l'intervento del magister Pietro, appaltatore di opere pubbliche che fra il 1270 ed il 1280 lavorò per il Sovrano al castello di Bari.

A partire dal 1541 tutta la città viene dotata, per ordine del Vicerè Pietro di Toledo, di una nuova cinta difensiva bastionata .Il lato del castello, posto a sud-est, venne inglobato con la relativa torre, in un poderoso bastione a pianta pentagonale oggi in gran parte demolito.

Nel secolo XIX, perduta definitivamente l'utilità militare, l'edificio venne parcellizzato e sottoposto a numerose trasformazioni con l'edificazione al suo interno, sul lato sud, di un edificio che ingloba parte del Palatium medioevale e della torre sud-est .

Le "aggiunte" sono continuate fino agli anni cinquanta, epoca in cui la Soprintendenza ha avviato un primo restauro, limitatamente alla Torre Piccola, con opere di reintegrazione di porzioni murarie degradate.

 

 

Tecniche di rilievo:

In tempi recenti la Soprintendenza ha intrapreso una nuova campagna di lavori sulle porzioni del castello di proprietà pubblica, ed in particolare sulla chiesa di San Giovanni e sul Palatium angioino. Al fine di disporre di una base metrica corretta ed affidabile l'edificio è stato sottoposto ad un accurata campagna di rilievi fotogrammetrici e topografici finalizzati "alla realizzazione di una base metrica per il riporto dei tematismi del degrado sui paramenti murari, per l'analisi del quadro fessurativo e per il controllo del dimensionamento e del posizionamento planimetrico degli ambienti interni. Una poligonale topografica di precisione è stata stesa fra l'aula della Chiesa e la sala a piano terreno del Palatium; dai vertici di quest'ultima sono stati rilevati gli elementi planimetrici principali. In questa fase le analisi fotogrammetriche sono state limitate ai prospetti principali del Palatium e della Chiesa di S. Giovanni; internamente sono stati analizzati i paramenti murari relativi alla sola Chiesa. Le operazioni di restituzione sono state svolte, successivamente all'acquisizione digitale delle stampe fotografiche, con operazioni di editing radiometrico, raddrizzamento e mosaicatura.

Le immagini riguardanti le superfici dei paramenti murari sono state trasformate geometricamente con metodologie di fotoraddrizzamento digitale tramite software specialistici. Successivamente sono stati sovrapposti, alle immagini raster, i graficismi vettoriali relativi agli elementi architettonici principali ed alla tessitura muraria".

Come si può evincere dallo stralcio della relazione tecnica di progetto, il rilievo fotogrammetrico digitale è stato utilizzato sia per documentare la morfologia ed il degrado dell'edificio sia per definire gli interventi progettuali.

In particolare, per quanto riguarda la realizzazione all'interno della chiesa di un nuovo solaio di calpestio, il progettista afferma nella relazione che "Sfruttando una delle più promettenti applicazioni dell'informatica al restauro è stato possibile visualizzare sotto forma digitale le possibili opzioni compositive della nuova struttura. Si tratta della utilizzazione, nel restauro, del procedimento logico noto come what-it, che consiste in una sorta di verifica virtuale e preventiva della soluzione di un problema, attraverso la quale si può simulare un certo numero di possibili ipotesi prevedendone con un buon grado di approssimazione i risultati.

Sull'immagine fotoraddrizzata dei prospetti interni della chiesa sono state simulate visivamente le soluzioni progettuali della nuova struttura in acciaio e legno".

Rappresentazione digitale e progettazione virtuale:

L'esperienza descritta mostra chiaramente i vantaggi derivanti dall'utilizzo dei modelli digitali come supporto per la progettazione. Enti preposti alla valutazione e controllo quali le Soprintendenze, il Genio civile, le commissioni edilizie e gli stessi tecnici possono verificare la bontà o meno degli interventi attraverso l'analisi diretta dell'intervento rappresentato sull'immagine. Aspetto, quest'ultimo, decisivo in quei casi in cui la scelta della tipologia dell'intervento da attuare contiene aspetti controversi.

Il Castello di Bisceglie è uno di quei casi, limitatamente allo stato di conservazione e dissesto di alcune fabbriche situate all’interno del recinto fortificato.

In particolare il palazzo angioino è quello che presenta maggiori problemi progettuali, per la presenza sul prospetto di una "lacuna" di vaste proporzioni la cui integrazione è un elemento da considerare nell'ambito di una riutilizzazione dell'intero complesso.

Quali soluzioni adottare? Quali materiali utilizzare? La risposta non è semplice, ma deve tener conto non solo della destinazione d'uso dell'edificio, ma anche di un fattore fondamentale quale la notevole qualità architettonica e tecnologica dell’edificio caratterizzato da una tessitura muraria in conci di pietra calcarea perfettamente squadrata, in cui si aprono una porta ed una splendida bifora ad arco ogivale.

Il recupero della leggibilità dell'edificio, utilizzando tracce sicure, sembrata essere la scelta più ovvia. ma la possibilità di provare tale soluzione creando un’immagine virtuale dell’edificio restaurato è certamente la soluzione da perseguire in quanto ci permette di valutare l’effetto finale senza modificare l’edificio.

Gli interventi eseguiti sul modello digitale dell’edificio hanno riguardato:

·         l’integrazione della lacuna con conci di pietra calcarea;

·         la chiusura di aperture non coeve, in quanto appartenente a fasi di utilizzazione dell’edificio oggi non più leggibili;

·         l’integrazione degli elementi decorativi della bifora sulla base degli elementi originari presenti ;Il restauro del parametro murario con la posa in opera di nuovi conci, mediante intervento di scuci-cuci.

 

Analoga filosofia di intervento si è adottata per il prospetto della vicina chiesa di san Giovanni in castrum, in migliore stato di conservazione, ma priva di parte della decorazione ad archetti, della cornice di coronamento degli spioventi delle navate laterali e del coronamento della vela del campanile e di parte degli stipiti e del sottarco della porta di ingresso.

Gli elementi architettonici mancanti sono stati integrati, deducendo le caratteristiche formali e dimensionali degli elementi originari in opera sulla facciata, conseguendo in questo modo sia il recupero della sua unità formale che la completa leggibilità della composizione decorativa.

In definitiva, con il metodo di restauro virtuale qui applicato, che offre la possibilità di agire esclusivamente sulle immagini e non direttamente sull’edificio, è stata possibile la simulazione dell’intervento di ricostruzione dei due edifici in oggetto, valutando a priori l’impatto che avrebbe sulla realtà.

 

Bibliografia

 

·   Teseo G. (2002), “Il castello di Bisceglie: indagini scientifiche e de-restauri”- Relazione di progetto, Bari.

 

·   Baldi P. (1998), Pienza restauro: dal virtuale al reale, in AA.VV. La città fortificata di Radicofani, Siena, 37.

 

·   AA.VV. (1988), Bisceglie nella documentazione grafica dal ‘500 al ‘900, Molfetta, 32.

 

·   N. Milella, M. Zonno, A. Lerario, 2003. “Il rilievo digitale dei beni Architettonici”, in L’Edilizia , pp.70-72.

 

·   N. Milella, M. Zonno, G. Milella 2004. “Ricomposizione e Restauro digitale”, in L’Edilizia , pp.72-74