Il castello normanno svevo di Bisceglei:
ricomposizione e restauro digitale dei prospetti
Nicola Milella, Marina Zonno
CNR- Istituto per le Tecnologie della Costruzione
Parole Chiave:
rilievo
fotogrammetrico,
rappresentazione digitale, ortofoto digitali, progettazione virtuale,
restauro virtuale
Abstract
Il castello normanno svevo di Bisceglie, in provincia di Bari, non ha
goduto di grande interesse da parte degli studiosi, anche a causa
dell’abbandono in cui versava sino a qualche anno fa e dell’utilizzo improprio
di molte delle sue strutture. I restauri parziali, portati avanti dalla
Soprintendenza ai Monumenti di Puglia, hanno svelato la ricchezza
dell’organismo architettonico ed in particolare della chiesa medioevale di San
Giovanni in castrum, inglobata nella
torre nord-est e del contiguo prospetto del Palatium
angioino.
In particolare, questo secondo manufatto, è quello che presenta
maggiori problemi progettuali, per la presenza sul prospetto di una “lacuna” di
vaste proporzioni la cui integrazione è fondamentale nell’ambito di una
riutilizzazione dell’intero complesso.
Il presente contributo sviluppa il tema dell’utilizzo delle ortofoto
digitali, da prese fotogrammetriche non convenzionali, come supporto per la
progettazione di interventi virtuali di restauro.
Le ortofoto digitali, opportunamente modificate ed elaborate, mostrano
in anteprima il risultato che si otterrà a completamento dell’intervento
progettato.
Notizie storiche:
Il castello normanno svevo di Bisceglie, in provincia di
Bari, non ha goduto di grande interesse da parte degli studiosi, anche a causa
dell'abbandono in cui versava sino a qualche anno fa e dell'utilizzo improprio
di molte delle sue strutture. I restauri parziali, portati avanti dalla
Soprintendenza ai Monumenti di Puglia, hanno svelato la ricchezza
dell'organismo architettonico ed in particolare della chiesa medioevale di San
Giovanni in castrum, inglobata nella
torre nord-est e del contiguo prospetto del Palatium
angioino oggetto di questo studio. Gli storici locali datano al
A partire dal 1541 tutta la
città viene dotata, per ordine del Vicerè Pietro di Toledo, di una nuova cinta
difensiva bastionata .Il lato del castello, posto a sud-est, venne inglobato
con la relativa torre, in un poderoso bastione a pianta pentagonale oggi in
gran parte demolito.
Nel secolo
XIX, perduta definitivamente l'utilità militare, l'edificio venne parcellizzato
e sottoposto a numerose trasformazioni con l'edificazione al suo interno, sul
lato sud, di un edificio che ingloba parte del Palatium medioevale e della torre sud-est .
Le
"aggiunte" sono continuate fino agli anni cinquanta, epoca in cui
Tecniche di rilievo:
In tempi recenti
Le
immagini riguardanti le superfici dei paramenti murari sono state trasformate
geometricamente con metodologie di fotoraddrizzamento digitale tramite software
specialistici. Successivamente sono stati sovrapposti, alle immagini raster, i
graficismi vettoriali relativi agli elementi architettonici principali ed alla
tessitura muraria".
Come si può evincere dallo
stralcio della relazione tecnica di progetto, il rilievo fotogrammetrico
digitale è stato utilizzato sia per documentare la morfologia ed il degrado
dell'edificio sia per definire gli interventi progettuali.
In particolare, per quanto
riguarda la realizzazione all'interno della chiesa di un nuovo solaio di
calpestio, il progettista afferma nella relazione che "Sfruttando una delle più promettenti applicazioni
dell'informatica al restauro è stato possibile visualizzare sotto forma
digitale le possibili opzioni compositive della nuova struttura. Si tratta
della utilizzazione, nel restauro, del procedimento logico noto come what-it,
che consiste in una sorta di verifica virtuale e preventiva della soluzione di
un problema, attraverso la quale si può simulare un certo numero di possibili
ipotesi prevedendone con un buon grado di approssimazione i risultati.
Sull'immagine
fotoraddrizzata dei prospetti interni della chiesa sono state simulate
visivamente le soluzioni progettuali della nuova struttura in acciaio e
legno".
Rappresentazione
digitale e progettazione virtuale:
L'esperienza
descritta mostra chiaramente i vantaggi derivanti dall'utilizzo dei modelli
digitali come supporto per la progettazione. Enti preposti alla valutazione e
controllo quali le Soprintendenze, il Genio civile, le commissioni edilizie e
gli stessi tecnici possono verificare la bontà o meno degli interventi
attraverso l'analisi diretta dell'intervento rappresentato sull'immagine.
Aspetto, quest'ultimo, decisivo in quei casi in cui la scelta della tipologia
dell'intervento da attuare contiene aspetti controversi.
Il
Castello di Bisceglie è uno di quei casi, limitatamente allo stato di
conservazione e dissesto di alcune fabbriche situate all’interno del recinto
fortificato.
In particolare il palazzo angioino è
quello che presenta maggiori problemi progettuali, per la presenza sul
prospetto di una "lacuna" di vaste proporzioni la cui integrazione è
un elemento da considerare nell'ambito di una riutilizzazione dell'intero
complesso.
Quali
soluzioni adottare? Quali materiali utilizzare? La risposta non è semplice, ma
deve tener conto non solo della destinazione d'uso dell'edificio, ma anche di
un fattore fondamentale quale la notevole qualità architettonica e tecnologica
dell’edificio caratterizzato da una tessitura muraria in conci di pietra
calcarea perfettamente squadrata, in cui si aprono una porta ed una splendida
bifora ad arco ogivale.
Il
recupero della leggibilità dell'edificio, utilizzando tracce sicure, sembrata
essere la scelta più ovvia. ma la possibilità di provare tale soluzione creando
un’immagine virtuale dell’edificio restaurato è certamente la soluzione da
perseguire in quanto ci permette di valutare l’effetto finale senza modificare
l’edificio.
Gli interventi eseguiti sul
modello digitale dell’edificio hanno riguardato:
·
l’integrazione della lacuna con
conci di pietra calcarea;
·
la chiusura di aperture non
coeve, in quanto appartenente a fasi di utilizzazione dell’edificio oggi non
più leggibili;
·
l’integrazione degli elementi
decorativi della bifora sulla base degli elementi originari presenti ;Il
restauro del parametro murario con la posa in opera di nuovi conci, mediante
intervento di scuci-cuci.
Analoga filosofia di intervento si è adottata per il prospetto della
vicina chiesa di san Giovanni in castrum,
in migliore stato di conservazione, ma priva di parte della decorazione ad
archetti, della cornice di coronamento degli spioventi delle navate laterali e
del coronamento della vela del campanile e di parte degli stipiti e del
sottarco della porta di ingresso.
Gli elementi architettonici mancanti sono stati integrati, deducendo le
caratteristiche formali e dimensionali degli elementi originari in opera sulla
facciata, conseguendo in questo modo sia il recupero della sua unità formale
che la completa leggibilità della composizione decorativa.
In definitiva, con il metodo di restauro virtuale qui applicato, che
offre la possibilità di agire esclusivamente sulle immagini e non direttamente
sull’edificio, è stata possibile la simulazione dell’intervento di
ricostruzione dei due edifici in oggetto, valutando a priori l’impatto che
avrebbe sulla realtà.
Bibliografia
·
Teseo G.
(2002), “Il castello di Bisceglie: indagini scientifiche e de-restauri”-
Relazione di progetto, Bari.
·
Baldi P.
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reale, in AA.VV. La città fortificata
di Radicofani, Siena, 37.
·
AA.VV.
(1988), Bisceglie nella documentazione grafica dal ‘500 al ‘900, Molfetta, 32.
· N. Milella, M. Zonno, A. Lerario,
2003. “Il rilievo digitale dei beni
Architettonici”, in L’Edilizia
, pp.70-72.
·
N. Milella, M. Zonno, G. Milella 2004. “Ricomposizione e Restauro
digitale”, in L’Edilizia , pp.72-74