Restauro
degli stucchi della Chiesa dell’Assunta
Restauratrice
Parole
Chiave:
conservazione
Abstract
I lavori di restauro
sono stati svolti su una superficie totale di circa mq.1.200.
La campagna di restauri,
svoltasi tra il 2001 e il 2003, che ha interessato chiese ed oratori decorati
da Giacomo Serpotta e
dalla sua scuola, ha contribuito in maniera determinante
all’individuazione dei problemi di natura critica ed attributiva della
produzione artistica serpottiana
ignorata dalla tradizione critica nazionale.
Nella zona presbiteriale
sulla parete di fondo spicca la Gloria di Dio Padre tra gli angeli e putti e nell’aula
composizioni di putti, angeli, festoni, statue di figure allegoriche e storie
di S.Teresa,
fondatrice dell’ordine delle Carmelitane Scalze, racchiuse entro teatrini di
forma ovale, sorretti da coppie di angioletti. Al centro della volta il grande
affresco di Filippo Tancredi (1770)
appare come sorretto da una coppia di angeli in stucco
di elegante e magistrale fattura.
Diverse sono le attribuzioni
degli stucchi, tradizionalmente collegati ai Serpotta, difatti sono attribuiti a Giacomo
Serpotta quelli relativi
alla zona presbiteriale, di più alta fattura, mentre quelli dell’aula a Giuseppe e
Procopio Serpotta,
rispettivamente fratello e figlio del piu’ celebre Giacomo.
L’apparato decorativo, sia quello a stucco che
quello pittorico, fu completato nei primi decenni del Settecento; affreschi di
notevole fattura sono stati attribuiti a Borremans, Antonino Grano e Filippo
Tancredi.
Il recente restauro degli stucchi della Chiesa dell’Assunta ha permesso
l’esame conoscitivo diretto dei manufatti plastici e quindi l’osservazione di una tecnica
esecutiva così espressa:
-le statue a tutto tondo sono state realizzate con un corpo centrale,
di malta, con inerti di grossa granulometria, composta da
calce e gesso, sabbia di fiume, tracce di vetro tritato e piccole quantità
di cocciopesto, nel quale sono stati
inseriti elementi lignei rivestiti di stoppa e canapa, con funzione di armature
strutturali per le braccia, le gambe e
gli elementi aggettanti o vere e proprie strutture in canne, filo di ferro
ricoperto di tessuto e corda per telai di supporto alle grandi ali delle statue
d’angeli;
-a questa base con “corpo in malta”, più o meno armata dai suddetti elementi, si sovrappone un secondo strato di malta, con inerti e cariche, dalla granulometria più sottile composta da calce, gesso e polvere di marmo bianco, la sottile finitura di superficie è stata stesa con spatole (sono evidenti i segni di pressioni lasciate dallo strumento) e levigata, prima della carbonatazione finale, con panni di cotone. Il cretto superficiale appare più largo nelle superfici opache e più stretto negli incarnati e nei panneggi, la dove e’ stata eseguita la suddetta lavorazione finale.
Descrizione dello stato di
conservazione degli stucchi
Ad una prima sommaria
osservazione d’insieme eseguita dal basso verso l’alto, l’intero ambiente della
chiesa dell’Assunta sembrava scurita ed appesantita, da una spessa coltre di
polvere annerita ed aderente a tutti i piani e volumi delle decorazioni
aggettanti, in tale quantità da offuscarne la corretta lettura formale.
Gli stucchi mostravano
differenti effetti di degrado superficiale e strutturale, a seconda che si trattasse di superfici di statue a tutto tondo, che di
modanature architettoniche con volute e festoni floreali, che di superfici
piane a parete.
Le differenti finiture
superficiali, lustra per gli incarnati ed i panneggi, opaca e più porosa per le capigliature, le ali, modanature
architettoniche con volute e festoni floreali avevano assorbito in
diverso modo l’umidità e i depositi incoerenti e polverosi presenti
nell’ambiente, caratterizzato da infiltrazioni d’acqua provenienti dall’antico
cedimento delle coperture ed dagli infissi fatiscenti delle finestre.
Le mura e le superfici in
stucco, imbibiti dalle frequenti infiltrazioni d’acqua, presentavano vistose efflorescenze saline dall’aspetto pulverulento e
alle quali, sospesi, si posizionavano distacchi di microscopiche e molteplici
porzioni di materiale in stucco.
Le superfici dalla finitura
lustra, sotto la coltre di polvere e sporco in parte
inglobato dalle incrostazioni, apparivano ruvide al tatto a causa di
localizzate e discontinue ricarbonatazioni.
Molte e diffuse erano gli
elementi plastici fratturati, distaccati e mobili, mentre altri sembravano
ormai definitivamente perduti nel corso del tempo.
Segni di precedenti interventi
di restauro sono stati subito evidenziati e confermati successivamente
nel corso degli interventi di restauro, quali:
1.Alterazioni cromatiche
con caratteristici aloni e macchie gialle, riferibili ai residui
assorbiti di antichi protettivi;
2.Ancoraggi alle pareti di supporto di parti strutturali
pericolanti (grandi statue aggettanti del soffitto e del presbiterio) eseguite
con imbracature di fortuna a base di filo di ferro e corde;
3.Stuccature e rifacimenti di parti mancanti eseguite con
impasti di gesso e polvere di marmo;
4.Strati di scialbature sovrammesse nel corso del
tempo sulla parete del presbiterio;
Interventi di
restauro
Dopo aver eseguito l’asportazione preliminare degli abbondanti depositi
incoerenti, con pennelli morbidi ed aspiratori elettrici, ad
esclusione delle porzioni di superficie interessate dalle efflorescenze
saline, dell’intera superficie dell’arredo statuario dell’aula, si e’
provveduto a:
1.L’estrazione dei sali solubili, delle efflorescenze pulverulenti con i
distacchi sospesi di particelle di materiale in stucco, e’ stata eseguita
avendo cura di non perdere il materiale frammentato e sospeso al fine di
ricostituire il modellato sottostante disgregato e reso illeggibile, ponendo
lievemente un foglio sottile di carta di Kleenex e imbibendolo poi con una
soluzione composta da acqua deionizzata, acetone e alcool in parti uguali.Il foglio di Kleenex bagnato funge da parete
di freno-supporto per le particelle di materiale decoeso e distaccato, e quindi
una volta bagnato solubilizza le leggere formazioni di
sale, si accosta alla superficie di supporto retrostante facendo riaderire così
il materiale sbriciolato e sospeso.
La soluzione adottata mira a
utilizzare la capacità dell’acqua, priva di ioni, a solubilizzare le
efflorescenze saline, quella dell’alcool che con la bassa tensione superficiale
facilita l’immediata distribuzione dell’acqua sulla superficie cartacea e
quella dell’acetone che con l’elevato punto di evaporazione contribuisce alla
controllata evaporazione della soluzione acquosa utilizzata.
2.Il consolidamento della superficie frammentata,
con l’applicazione di resina acrilica in soluzione a bassa concetrazione
(Paraloid B72 disciolto in mezzo solvente compatibile al 3%).
3.La rimozione
delle parti mobili e pericolanti degli stucchi con relative numerazioni, catalogazioni, mappatura su rilievo grafico,
pulitura meccanica e chimica.
4.La prima pulitura ed
estrazione dei sali solubili di tutte le superfici a stucco piane, modanate e modellate, e’ stata eseguita con la rimozione di eventuali
residui d’incerature con solventi idonei allo scopo di aumentare la bagnabilità
della superficie e con la successiva applicazione di un sottile strato aderente
di un fango composto da argilla (seppiolite – filosilicato di magnesio) e una
soluzione acquosa (composta da acqua deionizzata e tensioattivo Tween 20); alla
rimozione dello strato di argilla essiccata ha fatto seguito la rimozione
meccanica dei residui soluti con spazzolini e acqua demonizzata ed immediata
asciugatura delle superfici con spugne.
Tale metodo ha
permesso l’assorbimento dei sali superficiali soluti e dei residui organici
senza cedere acqua
al materiale in stucco
sottostante.
5.La seconda fase di pulitura e’ stata
adottata su alcune porzioni di superficie con finitura lustra interessate da residui di incrostazioni più
tenaci a seconda dei piani d’inclinazione che richiedevano una diversa aderenza
dei mezzi solventi alle superfici.
E’
stata operata la pulitura con le
resine Anioniche forti, sulle superfici orizzontali interessate da concrezioni
sottili ed insolubili all’acqua, miscelate con acqua deionizzata ed l’applicate a
pennello; queste resine hanno capacità complessanti degli anioni salini
unitamente alle sostanze organiche presenti in superficie, con un rilascio di
un pH basico a conclusione della blanda reazione chimica.
L’applicazione eseguita a
pennello ha solubilizzato il sottile strato aderente e a conclusione della
reazione chimica attivata,
le microsfere della resina sono state rimosse assieme ai residui
soluti, meccanicamente e con l’ausilio di spugne morbide imbibite di acqua
deionizzata.
Questo metodo di pulitura,
efficace nei confronti delle concrezioni carbonatiche e di sicura facilità di
controllo e’ quello che vede l’applicazione sul
substrato di composti organici a struttura complessa insolubile in acqua ma
contenenti gruppi funzionali reattivi se posti a contatto di un film liquido,
le resine anioniche sono in grado di scambiare un gruppo ossidrilico OH- con un
anione in soluzione; la reazione avviene nella zona di contatto tra la resina,
che rimane solida in acqua ed il substrato anch’esso solido, la mancanza del mezzo acquoso interrompe il processo di
scambio poiché non innesca la ionizzazione sia dei gruppi funzionali della
resina, sia delle specie saline da rimuovere.
Sulle superfici con
finitura lustra , di piani inclinati o a soffitto,
interessate da residui di incrostazioni più tenaci e’ stata adottata per la
seconda fase di pulitura l’applicazione di uno strato sottile di un gel
rigonfiato in una soluzione acquosa di sali debolmente basici ( Carbonato di
ammonio in soluzione satura di acqua deionizzata nella quale e’ stata fatta
rigonfiare la povere di carbossilmetilcellulosa adoperata come gel
supportante).
L’applicazione e’ stata eseguita a pennello e per un tempo di applicazione
di circa trenta minuti e poi rimossa con spugne morbide ed acqua deionizzata.
6.La rimozione degli
strati di scialbo e’ stato possibile effettuarla contestualmente alla rimozione
dei residui soluti della pulitura eseguita con l’applicazione di sepiolite.
7.La rimozione, quando
ritenuta necessaria, delle vecchie stuccature in gesso e marmo e’ stata
eseguita con mezzi meccanici di precisione.
8.La rimozione delle
antiche ‘imbracature’ di fortuna ha permesso di provvedere ad un più appropriato
ancoraggio, alle strutture di supporto, con sottili cavi e mollettoni di
acciaio inox, in punti opportunamente nascosti alla fruizione dell’intero
ambiente.
9.Il riassemblaggio
delle parti rimosse e giustamente ricollocabili e’ stato eseguito con l’uso di
nuovi piccoli perni in vetroresina alloggiati nei varchi originali
opportunamente ripuliti dai residui dei vecchi collanti e rinforzati con resine
epossidite a due componenti, avendo cura di proteggere i margini del materiale
originale con un leggero film di resina acrilica disciolta in mezzo
solvente(Paraloid B72 in solvente compatibile al 5%)
10.Il risarcimento delle
lesioni di profondita’ e’ stato eseguito con strati successivi di malta
(grassello di calce, polvere di marmo in proporzione 1:2, con l’aggiunta di
frammenti di mattone)
11.Le stuccature dei punti di giunzione e delle
mancanze di superficie sono state eseguite a livello con una maltina composta da calce e polvere di marmo (grassello di calce e di polvere
di marmo, con granulometria non superiore a 50 mesh, in rapporto 1:2)
La
restituzione del testo critico
Le parti mancanti non sono state ricostruite
con nuove configurazioni plastiche a imitazione di
quelle già presenti e simili, poiché l’intera lettura figurativa risulta
logicamente deducibile malgrado i danni subiti nell’arco del tempo abbiano
mutilato diverse figure e decorazioni plastiche, e’ stata comunque operata la
scelta di ricostruire alcune parti volumetriche del gruppo statuario posto ai
piedi della crocefissione; difatti la perdita devastante del modellato
risultava disturbante visivamente con un effetto dirompente sul ritrovato
equilibrio visivo.
Le reintegrazioni sono state eseguite sul
volto, la mano della Vergine, sul volto della
Maddalena e sulle pieghe dei panneggi, con malte a base di calce e marmo, come
già impiegate per gli interventi di stuccatura.
Sono state operate delle equilibrature tonali
eseguite con latte di calce
nelle zone piane delle pareti per attutire la differenza
cromatica dei materiali usati nei restauri precedenti.
Non e’ stata
applicata alcuna protezione finale di superficie.
BIBLIOGRAFIA
Il suddetto lavoro “Restauro degli Stucchi del Serpotta nella Chiesa dell’Assunta”
-Palermo
è
stato pubblicato negli Atti del 3 °Convegno IGIIC – Palazzo Steri- Palermo
2005