Restauro degli stucchi della Chiesa dell’Assunta

 

 

Serafina Melone

Restauratrice

 

zef3@libero.it

 

 

Parole Chiave:

conservazione

 

 

Abstract

 

La restauratrice Serafina Melone ha curato i lavori di restauro, sia nella fase conoscitiva dello stato di degrado che nell’elaborazione della metodologia conservativa adottata, seguendo personalmente le operazioni di restauro eseguite da una squadra di otto operatori tecnici opportunamente selezionati e formati su campo, in qualita’ di Direttore Tecnico Specialistico per l’Impresa Andrea Di Giovanna s.a.s. Via Sicilia n.2 – Palermo, firmataria del contratto di appalto eseguito per la Soprintendenza per i Beni Culturali e Ambientali di Palermo

I lavori di restauro sono stati svolti su una superficie totale di circa mq.1.200.

 

La campagna di restauri, svoltasi tra il 2001 e il 2003, che ha interessato chiese ed oratori decorati da Giacomo Serpotta e dalla sua scuola, ha contribuito in maniera determinante all’individuazione dei problemi di natura critica ed attributiva della produzione artistica serpottiana  ignorata dalla tradizione critica nazionale.

La Chiesa dell’Assunta innalzata nel 1628, insieme al convento, per iniziativa di Don Antonio Moncada Aragona, duca di Montalto per la moglie Giovanna della Cerda, che clamorosamente si era ritirata insieme al marito a vita monacale; l’interno ad aula unica con altari laterali, ha armoniosa architettura e fastosa decorazione barocca, mostrando un repertorio plastico vario che ricopre interamente le pareti.

Nella zona presbiteriale sulla parete di fondo spicca la Gloria di Dio Padre tra gli angeli e putti e nell’aula composizioni di putti, angeli, festoni, statue di figure allegoriche e storie di S.Teresa, fondatrice dell’ordine delle Carmelitane Scalze, racchiuse entro teatrini di forma ovale, sorretti da coppie di angioletti. Al centro della volta il grande affresco di Filippo Tancredi (1770) appare come sorretto da una coppia di angeli in stucco di elegante e magistrale fattura.

Diverse sono le attribuzioni degli stucchi, tradizionalmente collegati ai Serpotta, difatti sono attribuiti a Giacomo Serpotta quelli relativi alla zona presbiteriale, di più alta fattura, mentre quelli dell’aula a Giuseppe e Procopio Serpotta, rispettivamente fratello e figlio del piu’ celebre Giacomo.

L’apparato  decorativo, sia quello a stucco che quello pittorico, fu completato nei primi decenni del Settecento; affreschi di notevole fattura sono stati attribuiti a Borremans, Antonino Grano e Filippo Tancredi.

 

Tecnica esecutiva degli stucchi

Il recente restauro degli stucchi della Chiesa dell’Assunta ha permesso l’esame conoscitivo diretto dei manufatti plastici  e quindi l’osservazione di una tecnica esecutiva così espressa:

-le statue a tutto tondo sono state realizzate con un corpo centrale, di malta, con inerti di grossa granulometria, composta da calce e gesso, sabbia di fiume, tracce di vetro tritato e piccole quantità di  cocciopesto, nel quale sono stati inseriti elementi lignei rivestiti di stoppa e canapa, con funzione di armature strutturali per  le braccia, le gambe e gli elementi aggettanti o vere e proprie strutture in canne, filo di ferro ricoperto di tessuto e corda per telai di supporto alle grandi ali delle statue d’angeli; 

-a questa base  con “corpo in malta”, più o meno armata dai suddetti elementi, si sovrappone un secondo strato di malta, con inerti e cariche, dalla granulometria più sottile composta da calce, gesso e polvere di marmo bianco, la sottile finitura di superficie è stata stesa con  spatole (sono evidenti i segni di pressioni lasciate dallo strumento) e levigata, prima della carbonatazione finale, con panni di cotone. Il cretto superficiale appare più largo nelle superfici opache e più stretto negli incarnati e nei panneggi, la dove e’ stata eseguita la suddetta lavorazione finale. 

 

Descrizione dello stato di conservazione degli stucchi

Ad una prima sommaria osservazione d’insieme eseguita dal basso verso l’alto, l’intero ambiente della chiesa dell’Assunta sembrava scurita ed appesantita, da una spessa coltre di polvere annerita ed aderente a tutti i piani e volumi delle decorazioni aggettanti, in tale quantità da offuscarne la  corretta lettura formale.

Gli stucchi mostravano differenti effetti di degrado superficiale e strutturale, a seconda che si trattasse di superfici di statue a tutto tondo, che di modanature architettoniche con volute e festoni floreali, che di superfici piane a parete.

Le differenti finiture superficiali, lustra per gli incarnati ed i panneggi, opaca e più  porosa per le capigliature, le ali, modanature architettoniche con volute e festoni floreali avevano assorbito in diverso modo l’umidità e i depositi incoerenti e polverosi presenti nell’ambiente, caratterizzato da infiltrazioni d’acqua provenienti dall’antico cedimento delle coperture ed dagli infissi fatiscenti delle finestre.

Le mura e le superfici in stucco, imbibiti dalle frequenti infiltrazioni d’acqua, presentavano vistose efflorescenze saline dall’aspetto pulverulento e alle quali, sospesi, si posizionavano distacchi di microscopiche e molteplici porzioni di materiale in stucco.

Le superfici dalla finitura lustra, sotto la coltre di polvere e sporco in parte inglobato dalle incrostazioni, apparivano ruvide al tatto a causa di localizzate e discontinue ricarbonatazioni.

Molte e diffuse erano gli elementi plastici fratturati, distaccati e mobili, mentre altri sembravano ormai definitivamente perduti nel corso del tempo.

Segni di precedenti interventi di restauro sono stati subito evidenziati e confermati successivamente nel corso degli interventi di restauro, quali:

1.Alterazioni cromatiche  con caratteristici aloni e macchie gialle, riferibili ai residui assorbiti di antichi protettivi;

2.Ancoraggi alle pareti di supporto di parti strutturali pericolanti (grandi statue aggettanti del soffitto e del presbiterio) eseguite con imbracature di fortuna a base di filo di ferro e corde;

3.Stuccature e rifacimenti di parti mancanti eseguite con impasti di gesso e polvere di marmo;

4.Strati di scialbature sovrammesse nel corso del tempo sulla parete del presbiterio; 

 

Interventi di restauro

Dopo aver eseguito l’asportazione preliminare degli abbondanti depositi incoerenti, con pennelli morbidi ed aspiratori elettrici, ad esclusione delle porzioni di superficie interessate dalle efflorescenze saline, dell’intera superficie dell’arredo statuario dell’aula, si e’ provveduto a:

1.L’estrazione dei sali solubili, delle efflorescenze pulverulenti con i distacchi sospesi di particelle di materiale in stucco, e’ stata eseguita avendo cura di non perdere il materiale frammentato e sospeso al fine di ricostituire il modellato sottostante disgregato e reso illeggibile, ponendo lievemente un foglio sottile di carta di Kleenex e imbibendolo poi con una soluzione composta da acqua deionizzata, acetone e alcool in parti uguali.Il foglio di Kleenex bagnato funge da parete di freno-supporto per le particelle di materiale decoeso e distaccato, e quindi una volta bagnato solubilizza le leggere formazioni di sale, si accosta alla superficie di supporto retrostante facendo riaderire così il materiale sbriciolato e sospeso.

La soluzione adottata mira a utilizzare la capacità dell’acqua, priva di ioni, a solubilizzare le efflorescenze saline, quella dell’alcool che con la bassa tensione superficiale facilita l’immediata distribuzione dell’acqua sulla superficie cartacea e quella dell’acetone che con l’elevato punto di evaporazione contribuisce alla controllata evaporazione della soluzione acquosa utilizzata.

2.Il consolidamento della superficie frammentata, con l’applicazione di resina acrilica in soluzione a bassa concetrazione (Paraloid B72 disciolto in mezzo solvente compatibile al 3%).

3.La rimozione delle parti mobili e pericolanti degli stucchi con relative numerazioni, catalogazioni, mappatura su rilievo grafico, pulitura meccanica e chimica.

4.La prima pulitura ed estrazione dei sali solubili di tutte le superfici a stucco piane,  modanate e modellate, e’ stata  eseguita con la rimozione di eventuali residui d’incerature con solventi idonei allo scopo di aumentare la bagnabilità della superficie e con la successiva applicazione di un sottile strato aderente di un fango composto da argilla (seppiolite – filosilicato di magnesio) e una soluzione acquosa (composta da acqua deionizzata e tensioattivo Tween 20); alla rimozione dello strato di argilla essiccata ha fatto seguito la rimozione meccanica dei residui soluti con spazzolini e acqua demonizzata ed immediata asciugatura delle superfici con spugne.

Tale metodo ha permesso l’assorbimento dei sali superficiali soluti e dei residui organici senza cedere acqua

al materiale in stucco sottostante.            

5.La seconda fase di pulitura  e’ stata adottata su alcune porzioni di superficie con finitura lustra  interessate da residui di incrostazioni più tenaci a seconda dei piani d’inclinazione che richiedevano una diversa aderenza dei mezzi solventi alle superfici.

E’ stata operata la pulitura con le resine Anioniche forti, sulle superfici orizzontali interessate da concrezioni sottili ed insolubili all’acqua, miscelate con acqua deionizzata ed  l’applicate a pennello; queste resine hanno capacità complessanti degli anioni salini unitamente alle sostanze organiche presenti in superficie, con un rilascio di un pH basico a conclusione della blanda reazione chimica. 

L’applicazione eseguita a pennello ha solubilizzato il sottile strato aderente e a conclusione della reazione chimica attivata,  le microsfere della resina sono state rimosse assieme ai residui soluti, meccanicamente e con l’ausilio di spugne morbide imbibite di acqua deionizzata.

Questo metodo di pulitura, efficace nei confronti delle concrezioni carbonatiche e di sicura facilità di controllo e’ quello che vede l’applicazione sul substrato di composti organici a struttura complessa insolubile in acqua ma contenenti gruppi funzionali reattivi se posti a contatto di un film liquido, le resine anioniche sono in grado di scambiare un gruppo ossidrilico OH- con un anione in soluzione; la reazione avviene nella zona di contatto tra la resina, che rimane solida in acqua ed il substrato anch’esso solido, la mancanza del mezzo acquoso interrompe il processo di scambio poiché non innesca la ionizzazione sia dei gruppi funzionali della resina, sia delle specie saline da rimuovere.              

Sulle superfici con finitura lustra , di piani inclinati o a soffitto, interessate da residui di incrostazioni più tenaci e’ stata adottata per la seconda fase di pulitura l’applicazione di uno strato sottile di un gel rigonfiato in una soluzione acquosa di sali debolmente basici ( Carbonato di ammonio in soluzione satura di acqua deionizzata nella quale e’ stata fatta rigonfiare la povere di carbossilmetilcellulosa adoperata come gel supportante).

L’applicazione e’ stata eseguita a pennello e per un tempo di applicazione di circa trenta minuti e poi rimossa con spugne morbide ed acqua deionizzata.  

6.La rimozione degli strati di scialbo e’ stato possibile effettuarla contestualmente alla rimozione dei residui soluti della pulitura eseguita con l’applicazione di sepiolite.

7.La rimozione, quando ritenuta necessaria, delle vecchie stuccature in gesso e marmo e’ stata eseguita con mezzi meccanici di precisione.

8.La rimozione delle antiche ‘imbracature’ di fortuna ha permesso di provvedere ad un più appropriato ancoraggio, alle strutture di supporto, con sottili cavi e mollettoni di acciaio inox, in punti opportunamente nascosti alla fruizione dell’intero ambiente.

9.Il riassemblaggio delle parti rimosse e giustamente ricollocabili e’ stato eseguito con l’uso di nuovi piccoli perni in vetroresina alloggiati nei varchi originali opportunamente ripuliti dai residui dei vecchi collanti e rinforzati con resine epossidite a due componenti, avendo cura di proteggere i margini del materiale originale con un leggero film di resina acrilica disciolta in mezzo solvente(Paraloid B72 in solvente compatibile al 5%)

10.Il risarcimento delle lesioni di profondita’ e’ stato eseguito con strati successivi di malta (grassello di calce, polvere di marmo in proporzione 1:2, con l’aggiunta di frammenti di mattone)

11.Le stuccature dei punti di giunzione e delle mancanze di superficie sono state eseguite a livello con una maltina composta da calce e polvere di marmo (grassello di calce e di polvere di marmo, con granulometria non superiore a 50 mesh, in rapporto 1:2)

 

La restituzione del testo critico

Le parti mancanti non sono state ricostruite con nuove configurazioni plastiche a imitazione di quelle già presenti e simili, poiché l’intera lettura figurativa risulta logicamente deducibile malgrado i danni subiti nell’arco del tempo abbiano mutilato diverse figure e decorazioni plastiche, e’ stata comunque operata la scelta di ricostruire alcune parti volumetriche del gruppo statuario posto ai piedi della crocefissione; difatti la perdita devastante del modellato risultava disturbante visivamente con un effetto dirompente sul ritrovato equilibrio visivo.

Le reintegrazioni sono state eseguite sul volto, la mano della Vergine, sul volto della Maddalena e sulle pieghe dei panneggi, con malte a base di calce e marmo, come già impiegate per gli interventi di stuccatura.

Sono state operate delle equilibrature tonali eseguite con latte di calce  nelle zone piane delle pareti per attutire la differenza cromatica dei materiali usati nei restauri precedenti.

Non e’ stata applicata alcuna protezione finale di superficie.

 

 

BIBLIOGRAFIA

Il suddetto lavoro “Restauro degli Stucchi del Serpotta nella Chiesa dell’Assunta -Palermo

è stato pubblicato negli Atti del  3 °Convegno IGIIC – Palazzo Steri- Palermo 2005